BY GIULIA LIU





In 2020, Rosario Coluccia, a scholar writing for the Accademia della Crusca, Italy’s leading institution for the study of the Italian language, shared growing concerns among teachers about students’ handwriting skills, even among high school and university students.
These concerns have been around for years. But it’s not as though words have disappeared from our daily lives, because we constantly write messages, emails and comments. What’s changed is how we put those words together. Our fingers are still hard at work; they’ve simply switched jobs. Between keyboards, touchscreens and autocorrect, the pen is slowly becoming a vintage accessory, pushed aside in favour of more convenient technology.
Cursive writing, in particular, has become a topic of debate. There was a time when knowing how to write in cursive was as essential as knowing how to tie your shoelaces.
Still, there’s an important distinction between not knowing how to write in cursive and simply choosing not to. For many students, cursive is no longer their first choice. A 2026 Italian study examining handwriting with a sensor-equipped pen found that 73.81% of the eighth-grade students involved preferred writing in print.
Of course, choosing print doesn’t mean you’ve forgotten how to write in cursive. But the finding does tell us something interesting: a writing style that once ruled school notebooks no longer seems to be the natural choice for many young people.
What’s interesting is that while schools are debating the younger generation’s handwriting skills, elsewhere people are actually getting paid to write by hand. If schoolbook cursive is going through an identity crisis, artistic calligraphy has found new ways to make itself desirable.
Today, professional calligraphy can be a valuable skill to add to your creative toolkit. Calligraphers can work across craftsmanship, design and commercial communication, often collaborating with creative agencies, designers and brands.
The luxury industry, in particular, has a soft spot for handwriting. In a world where almost anything can be reproduced endlessly, there’s something charming about someone taking the time to write something just for you.
Imagine walking into a boutique and receiving a gift with a handwritten message created right in front of you. The product itself hasn’t changed, but the experience certainly has. That small, handcrafted detail turns an otherwise identical object into something that feels personal.
It’s one of the little paradoxes of modern consumer culture: after perfecting the art of mass production, we’re now finding increasingly sophisticated ways to make everything feel one of a kind.
One Italian example is Komoko Studio, founded by graphic designer and calligrapher Giulia Filippini. The studio specializes in live calligraphy, engraving and bespoke personalisation for events, with a portfolio featuring collaborations with brands such as Tiffany & Co. and Max Mara.
Then there’s Versace, which, at a recent private event in its Milan boutique, invited professional calligraphers to personalise small leather accessories and keyrings on the spot. Guests’ initials were hand-painted with brushes, bringing together the art of calligraphy and traditional leather craftsmanship.
Perhaps that’s what luxury is becoming: not about being perfect, but about being personal.
Il Nuovo Linguaggio del Lusso: Calligrafia, Artigianato e Personalizzazione
Nel 2020, l’accademico Rosario Coluccia, in un intervento pubblicato dall’Accademia della Crusca, riportava le preoccupazioni di diversi insegnanti riguardo alle crescenti difficoltà degli studenti nella scrittura manuale: lettere poco leggibili, collegamenti incerti e un curioso miscuglio di corsivo e stampatello. Questo sentimento di preoccupazione si respira già da molti anni e riprende una sorta di crisi d’identità alfabetica che, secondo le testimonianze raccolte, non risparmierebbe nemmeno gli studenti più grandi, quelli della scuola secondaria superiore e gli universitari.
Non sono le parole a essere scomparse dalle nostre giornate. Del resto, scriviamo continuamente messaggi, email e commenti, ma a essere cambiato è il modo in cui produciamo tali parole. Le dita continuano a lavorare, semplicemente hanno cambiato mansione. Oggi, tra tastiere, touchscreen e correttori automatici, la penna rischia di diventare un accessorio vintage messo da parte in favore di strumenti tecnologici.
Il corsivo, in particolare, è oggetto di numerosi dibattiti. C’è stato un tempo in cui saper scrivere in corsivo era una competenza indispensabile, al pari di allacciarsi le scarpe.
Bisogna, tuttavia, ben differenziare l’incapacità di scrivere in corsivo dalla semplice scelta di non farlo. Spesso, infatti, semplicemente il corsivo non è più la prima scelta di molti studenti. Una ricerca italiana che ha analizzato la scrittura degli studenti attraverso una penna dotata di sensori ha rilevato che, tra i ragazzi di terza media coinvolti nello studio, il 73,81% preferiva utilizzare lo stampatello.
Preferire lo stampatello non equivale a dimenticare come si scrive in corsivo, ma il dato racconta qualcosa di interessante: una forma di scrittura un tempo protagonista dei quaderni scolastici sembra non essere più la scelta spontanea di molti ragazzi.
Eppure, mentre nelle scuole si discute delle difficoltà dei più giovani con la scrittura manuale, altrove qualcuno viene pagato proprio per scrivere a mano. Se il corsivo scolastico sembra attraversare una crisi d’identità, la calligrafia artistica ha trovato nuovi modi per rendersi desiderabile.
Oggi, saper scrivere bene rappresenta un vero e proprio asso nella manica da aggiungere al proprio repertorio. Una bella calligrafia è utile alla realizzazione di partecipazioni di matrimonio, segnaposto, packaging, insegne, progetti editoriali, eventi privati e personalizzazioni dal vivo. Le opportunità spaziano dall’artigianato alla comunicazione commerciale, spesso attraverso collaborazioni con designer, agenzie creative e brand.
Il lusso, in particolare, ha un debole per la scrittura a mano. In un mondo capace di riprodurre qualsiasi cosa all’infinito, l’idea che qualcuno dedichi del tempo a scrivere proprio il nostro nome ci affascina. Immaginate di entrare in una boutique e ricevere un regalo con una dedica realizzata a mano, davanti ai vostri occhi. Il prodotto resta lo stesso, ma l’esperienza cambia. Il gesto artigianale aggiunge una dimensione personale a un oggetto che, fino a pochi istanti prima, era identico a tutti gli altri. È un piccolo paradosso del consumo contemporaneo: dopo aver perfezionato i sistemi per produrre tutto in serie, cerchiamo modi sempre più sofisticati per far sembrare ogni cosa unica.
Un esempio italiano è Komoko Studio, fondato dalla graphic designer e calligrafa Giulia Filippini, che propone servizi di calligrafia dal vivo, incisione e personalizzazione per eventi. Nel suo portfolio figurano collaborazioni dichiarate con marchi come Tiffany & Co. e Max Mara. Oppure, Versace che, in un recente evento privato nello store di Milano, ha invitato calligrafi professionisti per personalizzare sul momento piccoli accessori e portachiavi in pelle. In tale occasione, le iniziali dei clienti sono state dipinte a mano e a pennello per fondere la calligrafia all’artigianato della pelletteria.
Il nuovo concetto di lusso forse è proprio questo: non essere perfetto, ma essere personale.
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